Questo brano mi stà facendo riflettere molto ultimamente
“Il luogo dove noi veniamo alla luce fonda il nostro cielo di memoria,
lascia una traccia indelebile nel nostro pensare. Ci lega
indissolubilmente alla terra. Di lì, proprio da quel luogo, partiamo
per il nostro viaggio esistenziale. Di lì partiamo per imparare a
vivere. Quel luogo lo portiamo dentro, anche se siamo altrove. Quel
luogo, tuttavia, che ci riempie d’amore al ricordo del primo incontro
con questo mondo… può anche “tradire”. Un giorno lo guardiamo e lo
sentiamo estraneo. Guardiamo gli altri frequentatori e scopriamo di
non avere più nulla in comune con loro. Un giorno qualsiasi, questo
luogo sembra troppo angusto per contenerci: lì abbiamo sofferto e lì
vogliamo lasciare quel dolore. Non si diventa grandi, se non si
recidono i legami con i pezzi desueti di noi. Non si diventa grandi,
se non si ha il coraggio di cambiare. Non si diventa grandi, se non si
sperimenta la scelta di altri luoghi, questa volta elettivi, più
consoni a ciò che siamo diventati. Un luogo non è un feticcio, ma lo
scenario del nostro agire. Forse, passiamo la vita a transitare per i
luoghi e a cercare quello ideale in cui posarci. Alla fine scopriamo
che il “nostro” luogo è la somma di tutti i luoghi incontrati ed è
dentro di noi: un paesaggio infinito d’incontri. E allora si comprende
che il luogo che abbiamo scelto ricorda quelli affini e quelli
contrari, quelli a cui siamo legati e quelli da cui siamo fuggiti. E
spesso, alla fine di tutto, possiamo dire: il mio luogo è quello dove
abita una persona che amo”.
(Bruna Peyrot, La Cittadinanza Interiore)